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venerdì 31 dicembre 2010

Pensieri da ultimo dell'anno

Ogni 31 di Dicembre arriva l'ultimo dell'anno. Non è che c'è qualche dubbio: passano giorni mesi, poi arriva il 31 Dicembre e passano anni. Un anno per la precisione.
Tutte le persone sono in movimento, in trepidazione per l'avvento di un nuovo anno.
Cenoni a destra, giocate a carte a sinistra: tutto in piena aria natalizia.
Il cotechino con le lenticchie, perchè le lenticchie portano soldi, che ora come ora onestamente servirebbero (boni su direbbe Gioele) anche se mi devono ancora spiegare bene come funziona perché da quant'è che ne mangio di un centesimo il mio portafoglio non s'è mica arricchito. Sono tuttavia tradizioni e le tradizioni vanno rispettate, soprattutto qui giù, in Sicilia. Tanto sperare non costa nulla, almeno per adesso. Poi non si sa se con questi tagli e aumenti in un futuro ci vengano a tassare anche le speranze.

Mi sono sempre chiesto la differenza che intercorre tra il 31 Dicembre e il 18 Settembre o il 24 Ottobre o tanti altri giorni normali.

Adesso nel momento in cui scrivo a Tonga stanno stappando lo spumante perché è arrivato il nuovo anno. Mi toccherà faro un colpo di telefono da quelle parti per sapere se questo anno si prospetta già migliore del precedente o meno, supposto che il telefono ce l'abbiano.

Adesso riassumendo e tirando le somme (è così che si fa l'ultimo dell'anno, no?) mi tocca analizzare quello che è stato il mio anno.
Onestamente rispetto a quello che sentivo l'anno scorso, i classici "tanti auguri, speriamo che quest'anno sia migliore del precedente" quest'anno non è stato per niente migliore del precedente (che poi un anno secondo me è migliore del precedente se e solo se il primo vince nettamente sul secondo, ad esempio se avessi vinto il superanolotto quest'anno si che sarebbe stato migliore. Sempre per portare un esempio).
Diciamo che è stato semplicemente un altro anno con alti e bassi come tutti gli altri anni.

Mi sono fatto tre mesi, puri, d'estate perché sono riuscito a finire tutti gli esami in tempo quindi per questo direi già che possiamo tranquillamente dare un punto a favore del nuovo anno. Grazie a questo ho potuto iniziare non so quante nuove serie televisive che hanno invaso le mie giornate ed aiutato a migliore il mio listening. Col consenso del pubblico a casa posso dare un ulteriore punto all'anno che se ne va.
Del resto mi sembra basti così.

All'anno prossimo.

Best wishes

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Etichette: nuovo anno, pensieri

mercoledì 29 dicembre 2010

.

Dove sono finiti tutti quei giorni insieme?
Qualcuno li ha messi da parte? Lo so. Li ha conservati.
Dove sono. Ditemi dove sono.

Acqua
Acqua
Fuocherello
Fuochino
Acqua
Acqua
Acqua
Fuochino
Fuochetto
Acqua

Li rivoglio indietro, uno per uno, non voglio lasciare indietro niente, perdermi nulla.
Voglio alzarmi dal letto al mattino, mettere sul fuoco la caffettiera e ritrovarmeli davanti come se non fossero andati mai da nessuna parte.

Però poi arrivi sempre tu, armata di coltello, sempre pronta a tagliare questo viscido cordone ombelicale che ti tiene attaccata a questo mondo.

Ti sei bagnata i piedi e i pantaloni. Le calze.
Brava! Te lo aveva detto la mamma di stare attenta.
Togli tutto e metti al caldo ad asciugare.

Dove sei? Dove sei andata? Dove sei stata?
Ferma. Siediti qui davanti, starò in silenzio ad ascoltarti.
Raccontami tutto. Non fermarti.

Non guardarmi così, non ti ho fatto nulla.
Sono solo andato dove dovevo andare. Dove vanno tutti, nessuno è mai morto.
Perchè allora mi guardi così? Che colpa mi dai? Che colpe mi dai?

Prendimi la mano, andiamo insieme, non ti preoccupare.
Ti porto lontano da qui non lontano da me.

Ma dove vai? Perchè mi hai lasciato la mano?

Ma no aspetta, vengo con te.

Hai ragione, forse è meglio di no.

Vado per la mia strada.

A presto.
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Etichette: emozioni, pensieri, post strano

martedì 21 dicembre 2010

Le tourbillon

L'amore: ci siamo passati tutti no? Quel famoso periodo durante il quale credi che esiste solo lei e null'altro pare assumere ulteriore significato. Il significato risiede dentro di lei. Agisci in sua funzione. Programmi la tua intera esistenza attorno a lei.
Poi arriva il giorno che cade il carillon a terra e la musica si ferma. Tu corri subito a raccogliere i cocci di quello che è rimasto di quello stupendo carillon, prendi i pezzi e li rigiri tra le mani, fissandoli, credendo che la soluzione risieda li dentro. Magari ti cade pure una lacrima. Te lo aveva regalato la nonna quando eri piccolo e dentro su una targhetta c'era inciso:
"una cosa, dopo rotta, anche se l'aggiusti non è mai nuova".
Cazzate, pensi tu, ed allora armato di tanta forza di volontà a cercare di ripararlo. Ti accorgi che ce l'hai fatta. Ci credi. Sembra come prima quel bel carillon della nonna. Poi fai partire la musica e tutto si distrugge nuovamente.

Non si può aggiustare qualcosa che si rompe.
Si perde la magia dell'interezza, del tutt'uno.
Dell'indivisibile.
Di quel concetto di indistruttibile che renderebbe ogni essere umano migliore.
Non puoi fermarla qualcosa mentre cade, ti tocca vederla frantumare al suolo, distruggersi.
Andare in mille e minuscoli pezzi. Farsi polvere.
E tu, cosa?
Unico spettatore di quello spettacolo irreversibile.
Inno al Caos.



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Etichette: amore, caos, pensieri

lunedì 6 dicembre 2010

Potevo avere un figlio normale




Questo post si chiama come si chiama in onore a mia madre, che ci sta seguendo e che saluto.
Ciao Mamma.

I figli, che cosa strana. Come le ambizioni.
"Potevo avere un figlio normale" dice mia madre, ma non per cattiveria, l'ha detto in buona fede, io lo so, vero Mamma?
Io gli ho risposto che aveva ragione ma che purtroppo "hai avuto un figlio con tante ambizioni". Che poi avere ambizioni sia una cosa giusta o sbagliata è un altro discorso, parliamone.
Ci sono tante cose che un uomo, ma anche una donna, può fare nel decorrere della sua vita e tutto ciò non può essere che proporzionale alle esperienze che ha avuto, sempre che sia giusto parlare di proporzionalità, ed alle aspettative che questo uomo, o donna che sia, possa avere.
C'è chi ce l'ha nel sangue la voglia di diventare qualcuno, ci nasce proprio con le manie di protagonismo, c'è chi invece diventa così. Io non ricordo che da piccolo ero così ambizioso, cioè come sapete volevo fare il paleontologo, e questa non può proprio chiamarsi mancanza di ambizione, anche se poi la mia mania di grandezza e di conquista del mondo passato è andata scemando fino ad arrivare al famoso periodo in cui volevo fare il dentista.

Se inseriamo il file .log di quanto detto ad adesso e lo diamo in pasto ad xgraph, ricordiamo per il pubblico un po' più giovane che da terminale basta dare il commando xgraph nomefile.log, in questo nostro caso specifico, scriviamo xgraph ambizioni.log, possiamo notare che il corso delle ambizioni decorre come una cosinusoide nel tempo (tra l'altro dalla regia mi viene suggerito che è stato studiato e perlopiù dimostrato che la vita di un'artista, dal punto di vista dell'ispirazione artistica stessa, segue un andamento sinusoidale, (Grazie Mario per il suggerimento, ottimo lavoro) e dunque tutto come ci aspettavamo dalla teoria.Se andiamo a zoomare sui picchi che incontriamo nel grafico riscontriamo al tempo t=0 il picco dell'era paleontologica, succesivamente al tempo t1=t+180, al picco negativo inferiore troviamo l'era dentistica, mentre al tempo t2=t1+180=t+360 troviamo il picco attuale. Quello più ambizioso. Tanto ambizioso quanto quello dell'era palontologica. Tutto quello che c'era prima del tempo t risulta essere abbastanza blurry a causa della tendente incapacità di intendere e volere.
Possiamo adesso trarre due conclusioni.
La prima che ci dice che al tempo t3=t2+180 troveremo un picco inferiore nuovamente negativo, come per l'appunto modellizzato dalla teoria e dall'andamento cosinusoidale fino a questo momento descritto. La seconda, fanculo al modello teorico, che da questo picco segue un andamento costante come y=1.

Ora Mamma, tanto per intenderci, io faccio di tutto affinchè la prima soluzione, premesso che tu non necessariamente l'abbia dovuta capire, non possa verificarsi. Non che questo sia facile ma io ce la metto tutta cazzo.
Cavolo mi sono pure appena preso un INS in algoritmi e principi dell'informatica eppure sono a ridere e scherzare davanti al pc con Gioele su skype e a giocare a cod ad ammazzare gente. (Si ammazza la gente per scherzare, chiaro, ma arriverà il giorno che io la gente la ammazzerò sul serio guardandola negli occhi. Ogni riferimento al post precedente è chiaramente voluto.) Eppure ci rido perchè ne ho passate tante figurati cosa possa fare in più o in meno un INS ed un 19 in reti di telecomunicazioni ed internet. Cosa vuoi che sia, un'altra X su un calendario per indicare l'esame ed altre settimane di studio, "come se quelle passate non fossero state abbastanza", mi dici tu.
Ed hai presente quando si ha un presentimento che tutto un giorno, per forza di cose, debba andare in un determinato modo? Che tutti i punti, come dice Steve Jobs, debbano, un giorno, essere uniti?
Io ce l'ho questo presentimento, che arriverà il momento che quella retta inizierà a tirare dritto e smetterà di fare su e giù come delle montagne russe. Anche perchè se no vomito.

Sono un figlio ambizioso, è vero.
Come lo definireste uno che prende e parte a 19 anni sicuro di tutto e di niente e solo dopo tre anni non pago vuole ancora andare via, sempre più lontano ancora via? Sinceramente non so quanto possa essere difficile essere genitori, ma mi immagino che nella grande enciclopedia del tutto possa essere catalogata ad una delle esperienze da fare obbligatoriamente.
E da piccoli vogliono il ciuccio, poi la barchetta, poi action man, poi i lego, poi arrivano a 14 anni che vogliono il motorino, anzi, come si dice al nord, lo scooter, poi ancora la fidanzatina che lo lascia e sembra che il mondo gli crolli addosso, e tu sempre genitore, che il mondo già lo hai conosciuto, che su ste cose ci sei già passato, sogghigni pensando ai tuoi tempi, magari ti ci ritrovi, e provi a spiegargli come va la vita, come tutto funzioni, provi a spiegargli quale sia la differenza tra il giusto e lo sbagliato, provi ad inidirizzarlo sulla retta via, gli metti il bastoncino che si mette vicino agli arboscelli appena nati, provi fino a quando quel piccolo ramoscello non supera il legno guida e decide lui se continuare a crescere dritto o se pendere a destra o a sinistra.

Mamma sai, ci penso spesso a quando avrò un figlio io, mi piace darla come cosa scontata ed assodata anche se con Duli abbiamo scommesse che potrebbero venirmi contro, e mi chiedo sempre come lo crescerò, se mi ricorderò mai di quello che tu e papà mi dicevate da piccolo, io c'ho la memoria corta, si sa, non me lo ricordo adesso perchè penso mai che debba ricordarmi qualcosa che non so adesso in futuro?! Non so neanche se parlerà la mia stessa lingua, figuriamoci il mio stesso dialetto. Magari sarà quello il momento buono che papà si impara un po' di inglese, e non continui a dire bisinìss, che effettivamente non si può sentire, e che tu faccia un po' di pratica con il tuo.
L'America è un paese lontano, ma neanche tanto. Stecca dice che a breve inventeranno il teletrasporto. Mi ha chiesto di fidarmi. Tu che dici?
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Etichette: america, andare, casa, mamma, pensieri

mercoledì 1 dicembre 2010

Gli occhi della gente

E' da una settimana che mi passa per la testa una frase di un libro di Baricco tratta dal libro Novecento.
Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto.
Mi giro e rigiro nel letto la notte e la frase è sempre quella. Che poi di Baricco ce ne sono tante di citazioni ma questa è quella che mi tormenta, se questo aggettivo può rendere al meglio l'idea.
E' una frase forte e possente. Da sola può racchiudere migliaia di pensieri e parole.
Negli occhi della gente.
Già, gli occhi della gente.
La gente quando cammina per strada guarda per terra, sta attenta a dove mette i piedi.
La gente tiene la testa alta quando cammina.
Mi capita di incontrare i loro squardi ed in questo rivedermi.
Cerco di capire se stanno andando ad un lavoro, se un lavoro ce l'hanno, se hanno appena lasciato i figli a scuola, se sono felici, se hanno studiato abbastanza, se hanno seguito la strada di loro padre o se ne sono creata una per loro conto, se vogliono fuggire, se tradiscono il partner.
Gli occhi della gente dicono davvero tanto che se ne incontri uno potresti anche incominciare a correre e scappare e sentirti inferiore per la convinzione, il coraggio o la sofferenza ed il disagio che quegli occhi vogliono esprimere, vogliono gridare al mondo.
Ma attenti, guardate mai attentamente negli occhi della gente quando ce l'avete davanti? O ascoltate solo le parole? O neanche quelle?
Le parole possono dire una cosa, i gesti delle altre... Ma gli occhi no, quelli li non mentono. Cazzo. Non mentono.
Ci leggi tutto li dentro.
Pure dove saranno il prossimo anno.
Pure cosa mangieranno domani sera.
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Etichette: occhi, pensieri
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-Rutta pi rutta rumpemula tutta.
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-Lo porto il cavo wireless? [cit. Gioele]
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- In teoria è facile. In pratica è un casino! [cit. Fossati]
- Un giorno avrò da fare anche io!
- Dillo pure che sei offeso da chi distrugge un entusiasmo. [Nicolò Fabi ft. Fiorella Mannoia - Offeso]
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[cit. FdF]
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-Everybody is a genius. But if you judge a fish by its ability to climb a tree, it will live its whole life believing that it is stupid - Albert Einstein

Think different

«Ecco i pazzi. I disadattati. I ribelli. I contestatori… Puoi lodarli, disapprovarli, citarli, Puoi non credere loro, puoi glorificarli o denigrarli. Ma ciò che non potrai fare è ignorarli. Perché loro sono quelli che cambiano le cose. Inventano. Immaginano. Curano. Esplorano. Creano. Ispirano. Mandano avanti l'umanità. Forse devono per forza essere pazzi. Altrimenti come potresti guardare una tela vuota e vederci un'opera d'arte? O sedere in silenzio e sentire una musica che non è mai stata composta? … E se alcuni vedono la pazzia, noi vediamo il genio. Perché le persone così pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano»

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