Questa è una di quelle storie che in una foto iniziano ed in una foto finiscono.
Questa è una di quelle storie che puoi dare per scontata una fine o puoi immaginarla una fine, come piacerebbe a te.
(La vita è segnata dalle opportunità, anche da quelle che non cogliamo. Ogni volta che leggo questa frase mi accorgo quanto mi trae in inganno, come a voler dire che chi coglie tutte le opportunità che gli si pongono davanti è apposto. Cazzate. C’è un “anche” grosso come una casa che frega. In poche parole quella frase ti sta dicendo che la vita è segnata dalle opportunità, punto. Bravo. Grazie per l’avviso ma lo sapevo già.)
Qualcuno aveva mai detto a quella pianta che sarebbe andata a finire in quel modo?
Qualcuno l’aveva detto a quella pianta che avrebbe dovuto passare il resto dei suoi giorni appoggiata su di un davanzale a far appassire le sue foglie sotto il sole?
No. Non l’aveva detto nessuno a quella pianta, ve lo dico io. Ed anche semmai qualcuno glielo avesse detto, non l’avrebbe capito, o perlomeno avrebbe fatto finta di non capirlo.
Nessuno aveva detto niente di tutto ciò a quella pianta. L’unica cosa che gli era stata detta era che avrebbe dovuto condividere quel davanzale legata ad un sasso, non grosso, ma pur sempre sasso, giudice della sua vita. Sarebbe stato lui che l’avrebbe costretta a fare appassire le sue foglie col cocente sole del mattino.
Adesso immaginiamoci di svegliarci un giorno, scendere dal letto ed improvvisamente sentire uno strattone al piede, inciampare, cadere per terra e farsi del male; non farebbe piacere a nessuno.
E allora?!
Come pensate si senta quella pianta legata con un sasso al collo?
Cosa avrebbe dovuto fare quella pianta per liberarsi da quel boia che ogni mattina la condannava a stare relegata lì per niente, in un vicolo abbandonato di una vecchia cittadina?
Poteva decidere se amarlo od odiarlo per il resto dei suoi giorni.
Adesso questa è una di quelle storie che storie che potrebbero finire o con un “e vissero felici e contenti” o con un “non vissero tutti …”. Non c’è un fine unico a questa storia e non mi va neanche di dirvi quello che io avevo prospettato per essa.
Mi piace immaginare che ognuno si immagini il proprio finale, in base la proprio umore, a come si è svegliato stamattina; in base a dove si trova. Mi piace pensare che ognuno fantastichi, perché si sa, la mente ti porta in luoghi che il corpo non può neanche immaginare.
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