Pioggia, pioggia ed ancora pioggia. 2 giorni che sono a Milano e sembra trascorsa già un’eternità, appena arrivato è già armato da un’incontenibile voglia di tornare a casa. Gioele dice che è normale, che lui è qui da poco più di due settimane e che quella voglia matta di cui sopra sembra essere svanita.
Grandi novità si sono prospettate al mio arrivo.
Casa interamente avvolta da un fantascientifico ponteggio con annessi operai di varie nazionalità, con nette preferenze verso le donne calabresi, decantate ad alta voce come le migliori, che al mattino bussano calorosamente al muro della mia stanza a suon di martellate al fine di darmi un caloroso buon giorno!
Sua santità il rettore del Politecnico di Milano che accoglie le matricole del nuovo anno universitario con un infiammante messaggio inciso sui tre portoni principali della sede centrale inneggiando una manifesta superiorità con il Suo: “Benvenuti al Politecnico di Milano”.
Ulteriore novità di grande stile, devo ammettere, è il nuovo design della Biblioteca. Ex entrata centrale chiusa ermeticamente al quale sono state segate le parti in legno ad altezza petto per fare posto a due decorativi tasselli in vetro che facendo intravedere l’interno lasciano lo spazio all’immaginazione perlomeno fino a quando non viene varcata l’entrata centrale interamente costituita da pannelli di vetro con decorazioni in verticale nella parte centrale, con su scritto, ovviamente, “Politecnico di Milano”, che si aprono al tuo passaggio in un vero stile di entrata al GS. Una volta all’interno ti accoglie sempre il solito attivo e simpatico signore e la storia è sempre la stessa: Matricola, firma e via a casa a studiare su quel libro che ha visto le facce di molte persone e chissà quante di queste se ne ricorderà; “per meno di un mese ti toccherà vedere la mia, abituati!”
Del resto tutto identico. Tutto come al solito. C’è ancora il 73 o il 73/ che ti porta a San Babila dopo che sei atterrato a Linate, ancora più sorprendente c’è la fermata “San Babila” sulla rossa e sta sempre dopo il Duomo (o prima, dipende dal sistema di riferimento), si sente ancora l’affetto caloroso della gente che non ti noterebbe neanche se ti mettessi a ballare la macarena in mutande nel bel mezzo della strada a semaforo verde, c’è ancora la stanza dello spirito e del tempo alla casa dello studente anche se a causa di atti di vandalismo la gravità è diminuita di poco più del 50%, c’è ancora il Di per dì sotto casa anche se sono preoccupato per non avere ancora visto il salumiere “Superpietro”, c’è ancora la signora Gina e purtroppo c’è ancora anche la badante, c’è ancora l’architetto di sotto anche se per un periodo non potrà sollazzarsi nel suo terrazzino a causa di un’invadente impalcatura, c’è ancora la mia bicicletta arrivata zoppicante direttamente da Milazzo, c’è ancora l’edicola all’angolo e il bar di fronte, c’è ancora tutto quello che c’era prima, non sto qui a citarvi tutte ma proprio tutte le meraviglie di Milano, se no se vi trovaste mai da queste parti cosa andreste a visitare se vi tolgo il bello della sorpresa?
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