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Falla comu vò

...sempre cucuzza è!

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How bad do you want it?

lunedì 13 febbraio 2012

Aulico si può dire vero?!


Io non so come funzionano le cose a questo mondo.
Davvero.
C'è chi parte, c'è chi resta, c'è chi torna.
Io non c'ho mai capito nulla. Magari sono stupido io, tutto è possibile a questo mondo.
Questo blog mi sopporta ormai da tanti anni, più di 3 per l'esattezza, ed il primo post che si è ritrovato scritto su erano le mie lamentele su quanto mi stesse sulle palle Milano (palle si può dire o è una brutta parola?) e tante cose di questo tipo. Come tanta altra gente mi ha visto cambiare ed evolvere, anche nel mio modo di scrivere, perchè no, scrivendo cazzate (ma aspetta...) si impara a scriverne di migliori in modo più aulico (aulico si può dire vero?!).

Il problema fondamentale è il seguente:
Fa freddo, i piedi si ghiacciano, le dita delle mani se non stai attento fanno la loro stessa fine. Devi pure usare il tuo iphone di ultima generazione con lo schermo capacitivo, come fai con i guanti?
La temperatura scende prima di salire e quando sale tu sei in discesa.
Lo scolapasta ha troppi buchi che non possono essere contati senza perdere il conto prima.
Se qualcosa può andare storto allora lo farà.
L'australia è troppo lontana per andarci in macchina. Ho pensato di prendere la macchina ed andare fino in Kenya, tanto la strada è tutta dritta, e poi da lì prendere un traghetto per andare in Australia.
Dite che ne partono traghetti dal Kenya?
Nel momento in cui decidi... Anzi.. In uno dei pochi momenti in cui decidi di prendere un treno Trenitalia ti applica il piano gelo. Chiami il centralino ed aspetti 23 minuti per prendere la linea perché "le consigliamo restare in linea per non perdere la precedenza" per fare in modo che, solo dopo 3 secondi che la gentilissima centralinista ti ha a malapena detto il suo nome, cada la linea.

Ma io dico, se non posso contare i buchi dello scolapasta, che razza di mondo è mai questo?

I problemi del millennio sono ben altri se andate a leggere su wikipedia. Ci sarebbe P vs NP ma non è che mi sia trovato molto bene questo semestre con l'argomento in questione.
Però anche questi sopra sono problemi, no?

Stavo pensando...
Ma se una volta arrivato in Kenya affitto una canoa, dite che ce la faccio ad arrivare in Australia?
In tempo di crisi (crisi si può dire vero?)...


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lunedì 30 gennaio 2012

WTF?!

Si ricomincia, questa volta seriamente (picchì fin a ura c'amu babbiatu?!).
Mai perdere le buone abitudini... In un modo o nell'altro scrivere prima di un'esame mi ha quasi sempre portato bene e dal momento in cui oggi si ricomincia con la sessione d'esami per una specialistica all'altezza del proprio nome non posso venire meno a questo rituale anche se privo di fatti (e rifatti) sulla preparazione pre-esame dal momento in cui il mio collega ufficiale (quello che si metterebbe nell'album delle figurine del politecnico se mai ce ne fosse uno) è dall'altra parte del mondo ad infastidire brasiliane, cinesi e qualsiasi altra donna di qualsiasi altra nazionalità che gli può capitare sott'occhio.

A facciazza me!

Questo post tuttavia è per me...
Per darici na botta a qusti esami, come direbbe mio padre ogni volta prima di un esame.
Per dare un calcio in culo a questa vita che tanto se lo merita.
Per fare in modo che titolo e colori di questo blog cambino presto.

Scrivo poco e questo va bene, scrivo quando ho bisogno d'aiuto per avere un potenziale mondo che possa rispondere alle mie domande.

Adesso... Non ho una nuova maglietta degli esami® e quindi devo decidere tra quelle a disposizione cercando tra le tre quella che nel tempo ha mantenuto ancora il suo potere:
- While(!(Succeed=try()));
-Where's your god now?
-Sarebbe bello!

Ogni maglietta di queste ha una sua storia.
Ogni maglietta ha accompagnato momenti belli e brutti della mia carriera universitaria.
Dovrei farmi una nuova maglietta anche solo per me...
Giusto per scaramanzia anche se scaramantico lo sono poco.
Ne propongo una con una bella scritta davanti:
WTF?!
Che è sembrata essere l'espressione più ricorrente in questi ultimi mesi...

In fin dei conti comunque sarebbe bello passare questo esame! 

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Etichette: esame, esami, politecnico

giovedì 5 gennaio 2012

Ambire

(immagine da: http://dialoguemagazine.com)

Definito come: Aspirare, anelare a qualcosa oppure desiderare intensamente qualcosa. 
Sinonimi: agognare, anelare, aspirare, bramare, desiderare, mirare, volere.
Che sul significato di Ambire ci possa essere qualche dubbio o qualche conflitto di interpretazione non è qualcosa che ci deve del tutto stupire. Sebbene la lingua italiana abbia termini per tutto, alcuni devo dire davvero eccezionali, qualche significato può sfuggire od essere confuso con qualche altro e i dizionari non sempre danno un ottimo contributo a riguardo.
Non perché siano poco affidabili piuttosto perché ci piace dare ad un determinato termine il significato che gli abbiamo costruito attorno negli anni. Col tempo. E che quello non sia davvero il significato previsto nel Devoto Oli, beh, spesso non è un problema che ci tocca.
Pensiamo giusto per un istante, il tempo di leggere questo post, al significato di Ambire.
Lo metto con la a maiuscola perché la minuscola lo renderebbe del tutto un termine riduttivo.
Pensiamoci.

Cosa vi passa per la testa quando pensate ad una persona ambiziosa?
Quando dite: ambire a qualcosa?

Sin da quando sono piccolo ambire è stato un termine che quasi faceva paura nel pronunciarlo.
Un po' come la ferrari: non tutti si possono permettere di averla.
Così è l'ambizione. Molti credono di averla ma non tutti ce l'hanno davvero.
Un po' come le fiat uno truccate.

Che tu sia una ferrari od una fiat una truccata, ahimè, non c'è alcun modo di saperlo.

C'è chi pensa che ambire sia, semplicemente, cercare di raggiungere un obiettivo. Perché chiamarlo ambire allora e non lasciargli il proprio significato di "raggiungimento di un obiettivo"?
Tra i termini che ho trovato sul dizionario nessuno si avvicina alla concezione reale che io ho del termine Ambire. I significati trovati lasciano immaginare che qualsiasi persona che desideri intensamente qualcosa sia ambiziosa.
Il bambino che desidera intensamente un giocattolo per Natale?
Uno studente che desidera intensamente in un esame facile?
Stiamo entrambe persone ambiziose?
Quale relazione intercorre, allora, tra un semplice medico ed un ricercatore che prova a trovare una cura per prevenire il cancro?

Nella vita non esistono persone coraggiose o meno.
Non esistono persone predisposte a fare qualcosa o meno.
Nella vita esiste solo chi soffre di vertigini e chi, con un po' di mancanza d'aria dovuta all'altezza, sta decisamente meglio.
C'è a chi piace vedere il panorama, vedere le strade della città come piccoli tratti disegnati a matita.
C'è a chi piace portare la mano in avanti e con un semplice gesto abbracciare il mondo e poter indicare qualsiasi cosa. 

Che poi una persona non ambiziosa è una persona che soffre di vertigini, questa, è una conclusione a cui state giungendo voi.

"Champions aren't made in the gyms,
champions are made from something
they have deep inside them:
a desire, a dream, a vision."
- Muhammad Ali - 
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Etichette: pensieri, vita

giovedì 29 dicembre 2011

Felicità e un bicchiere di vino con un panino?!

Allora. Scrivere i post di fine anno non è mai stato il mio forte e mai lo sarà, quindi non capisco come questo si possa banalmente discostare dagli altri. Infatti non lo farà. Sarà scritto male tanto quanto gli altri, triste quanto o più degli altri e noioso decisamente quanto gli altri. Quindi come al solito se sei su queste righe è perché proprio questa mattina, o questo qualunque momento della giornata in cui stai leggendo, non hai di meglio da fare. Che poi mi chiedo è il 29 di Dicembre, come fai a non avere qualcosa da fare? Preparativi per capodanno? Non vai ad Amsterdam? Non studi? O semplicemente sei capitato qui per farti gli affari miei? O perché, come almeno l'80% delle persone che giunge su questo blog, hai googlato "quando un bicchiere cade e si rompe"? Tra l'altro è bello sottolineare come la gente leggendo quello che scrivo possa pensare, indirettamente, di farsi gli affari miei, quando sono io ed esclusivamente io che vi rendo partecipe di qualcosa e di conseguenza non siete voi che ficcate il naso tra la mia roba. Sono io che ve la sto raccontando. Qualsiasi cosa essa sia: pensieri sulla mia vita o il menù del mio cenone di capodanno. Quindi non sentitevi Dio se da quello che scrivo siete capaci di dedurre qualcosa.
Se la scrivo così è perché proprio così ve la voglio lasciare passare.
Concluso questo inizio acido che per l'appunto non tanto, almeno da quello che leggo su altri blog, si addice ai post di fine anno scrivo qualcosa su un argomento che mi sta molto a cuore che si presenta da se.
Ieri sera mentre giocavo a carte ero in coppia con una signora, Caterina si chiamava, che di punto in bianco, vedendomi pensieroso su quale carta scartare in modo da non favorire i nostri avversari mi ha chiamato filosofo. Se mai Mobby dovesse passare di qua e leggere so che nascerebbe un'infinita discussione a riguardo su cosa sia filosofare o fare filosofia che dir si voglia tuttavia io da vecchio proprio la vorrei una laurea in filosofia dopo tutte le altre che mi sono prefissato di prendere. Allora dopo quella in Ingegneria ne vorrei una in Design di qualcosa ed un'ultima in Filosofia. La filosofia che intendo io tuttavia non è la stessa filosofia che ti insegnano per l'appunto in un corso di laurea in Filosofia. Sarebbe interessante comunque.

E che c'entra adesso la felicità? Il panino? Ed il vino?
Io, o meglio il mio cervello... Facciamo entrambi siamo pericolosi se decidiamo insieme io di pompargli del sangue e lui di mettersi adeguatamente in moto. E' una cosa davvero pericolosa credetemi.
Adesso, parlando di felicità, mi capita qualche volta di domandare: sei felice?
Me lo ha chiesto qualcuno per la mia laurea, mi è stato chiesto in generale... Ma come si può rispondere ad una domanda del genere? Cos'è la felicità? E' davvero un qualcosa di tangibile che possiamo a riuscire a raggiungere e testimoniare il raggiungimento della stessa? Possiamo esibirne un certificato della sua esistenza in un dato momento?
Proviamo a stendere i dati del problema. Supponiamo che io possa definirmi felice per due motivi nella mia vita ad esempio: ho un lavoro a tempo indeterminato e sono in buona salute. Supponiamo che per altri due motivi possa definirmi non felice, ad esempio: qualche persona a me cara non sta bene ed ho perso a causa di un qualche tipo di guasto il lavoro prodotto negli ultimi 3 mesi e rischio il posto di lavoro.
Come sono? Felice? Infelice?
Qualcuno, che poi sono quasi tutti, potrebbe dirmi: dipende. Allora cosa facciamo? Assegniamo un peso alla felicità? Definiamo una scala da uno a dieci e diciamo questo mi rende felice sette e questo infelice sei e facciamo una somma dei pesi delle cose felici sottraendo la somma del peso delle cose infelici e se il risultato è maggiore di zero allora siamo felici, contrariamente no? Non è un po' una strumentalizzazione della felicità?
Probabilmente non dovrei farmi tutto queste domande a riguardo.
Tuttavia una cosa al mondo resta fantastica, una cosa è stupenda del genere umano: la capacità di pensare, la capacità di ragionare.
E' l'unica cosa che ci differenzia dalle bestie.

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martedì 20 dicembre 2011

Scrivo perché scrivere mi tiene sveglio. Forse.

Come da titolo l'unico motivo per il quale mi sto apprestando a scrivere non può essere che il più banale: restare sveglio. E' mezzanotte e venti ed ancora non ho ben deciso cosa fare per le restanti tre ore che mi sono rimaste prima di chiamare il taxi che mi porterà a centrale per prendere il bus che mi porterà a Malpensa per prendere l'aereo che mi porterà a Catania per prendere il bus che mi porterà a Messina per prendere la macchina che mi porterà a casa. Ecco quelle che leggete in modo piuttosto sequenziale qui sopra è l'itinerario delle mie prossime 12 ore, se tutto va bene con coincidenze e orari rispettati. Cosa potrei raccontarvi in questo frangente? Potrei partire con quello che sto facendo adesso, procedendo per descrivere con quello che ho intenzione di fare tra un po' per poi giungere a quello che sono stati gli ultimi 3 mesi post-laurea arrivando infine ad un'analisi dettagliata di quest'anno in totale. Che poi alla fin fine è quello che ognuno di noi si ritrova a fare, seppur involontariamente, alla fine di ogni singolo anno.
Come piano dico che mi piace. Iniziamo.
Davanti a me una tazzina stracolma di caffè appena uscito dalla caffettiera. Caldo al punto giusto, lasciato raffreddare per pochi minuti per evitare di ustionarmi la lingua, pochi, uno e mezzo, cucchiaini di zucchero giusto per sentire quell'amarezza che accompagnata da un bicchiere d'acqua ghiacciata mi tira su le palpebre. In testa un paio di cuffie con all'interno una rimbombante voce di Frida Amundsen, cantante norvegese scoperta dopo averne sentito una canzone alla radio su due pedali in ritorno dall'ennesima giornata di università. Sullo schermo di sinistra, lo schermo lasciatomi da Gioele prima di partire per il lontano Canada, aperto Unity, programma che stiamo utilizzando come gruppo al politecnico per sviluppare un gioco per iPhone per il corso di Videogame Design and Programming, con l'intenzione di mettermi a programmare per le restanti ore che sono in questa casa portandomi avanti per alcuni compiti che ho da svolgere a riguardo per le vacanze. Se qualcuno di voi se lo stesse domandando probabilmente a Marzo troverete questo gioco sull'App Store e dunque come si dice spesso in questi casi: Stay tuned!. Ai piedi della scrivania la borsa con la mia amata 7D, la valigia da imbarcare ed il bagaglio a mano. Visto il tempo a disposizione, la doccia posso anche farla per le 2:00, mi permetto di elencarvi cosa ho deciso di portarmi per queste vacanze.  Un totale di 5 jeans ed un pantalone, una camicia, 4 maglioncini di cui 2 nuovi comprati proprio ieri nella pazzesca foga dello shopping natalizio, una camicia, 3 felpe, circa 10 magliette, due paia di scarpe, qualche cavo sparso qua e la, guanti, scalda collo, berretto e un po' di mutande e di calze. Non so cosa ancora devo metterci dentro. Ah sì. Il pantalone per andare sulla neve che però prima di inserirlo nella valigia devo provare per constatare che i miei due chiletti in più rispetto all'anno scorso non ne compromettano l'indossabilità. Ancora a sinistra il comodissimo bagaglio a mano regalatomi per la laurea con dentro pc, libri, appunti ed in futuro la borsa della macchina fotografica giusto perché non mi facciano storie al check in perché ho più di un bagaglio a mano. Che a me queste cose scocciano sempre e mi metto a fare le prove perdendo anche pomeriggi interi.
Questo è la situazione ad adesso per l'appunto. Da qui in avanti dovrei quindi farmi una doccia, ultimare la valigia, programmare un po' per il videogame, anche guardarmi un film o qualche puntata di serie televisiva se arrivo in tempo.
I primi due punti sono stati saldati: "Potrei partire con quello che sto facendo adesso, procedendo per descrivere con quello che ho intenzione di fare tra un po'[...]". Andiamo ancora avanti. Gli ultimi 3 mesi.
Dal post precedente l'unica cosa che potete sapere è che non ho il tempo di grattarmi il culo. Vediamo di fare un analisi a-posteriori. Tutto è andata alla perfezione fino al giorno delle mia laurea e a qualche settimana  dopo prima ancora di realizzare cosa volessero davvero dire 7 materie al Politecnico di Milano con la bellezza di due progetti. Per quanto mi riguarda la descrizione di questi ultimi 3 mesi può semplicemente fermarsi qui: 7 materie, 2 progetti. Saldato anche il terzo punto del sommario: "[...]per poi giungere a quello che sono stati gli ultimi 3 mesi post-laurea[...]".
Nel frattempo si sono fatte le 00:45 e procediamo nel racconto di questo post tanto inutile per molti di voi. Anche se siete arrivati fino a qua ne dubito che lo sia. Forse la curiosità. Forse l'interesse, chissà. A me che me frega, tra un paio di ore sono a casa mia. Mio letto. Miei posti. Mia città.
Mi stupisco come per aiutarmi a non addormentarmi sui tasti, altrimenti leggereste qualcosa del tipo sdfghfdsaxzcdfghtregfdnvmcxbhtrgv vn dfb vfv kd, abbandono Frida e mi lancio verso un Pitbull ft. Chris Brown consigliatomi da youtube. Musica che lascia il tempo che trova. Questo tempo nel mio caso è per l'appunto quello che sto cercando io.
Dicevamo: l'ultimo anno. Ad oggi 69 post escluso quest'ultimo che ancora sto scrivendo con cui raggiungiamo i 70 contro i 48 dell'anno scorso ed i 18 di due anni fa. Questo non vuol dire altro che la mia testa con l'andare avanti degli anni frulla più del solito.
Questo è un anno fantastico da molteplici punti di vista, innovativo da altri, un anno proprio di merda da altri punti di vista ancora. Sperando che prima o poi qualcuno finisca di cagare.
Partiamo dall'inizio. Ma proprio inizio. Mi piace pensare che questo mio anno sia modellabile tramite una distribuzione gamma con k = 5 e θ = 1.0.
Un anno che inizia normalmente come moltissimi altri, per poi dopo pochi giorni subire un impennata imbarazzante che continua e ancora continua per mesi, arrivando ad un'estate stupenda, ad un Settembre  giusto per giungere dritti ad un Novembre e Dicembre da dimenticare. La vedete lì, la distribuzione gamma che io nel corso di statistica ricordo solo per nome avendo studiato il tutto in soli 6 giorni.
La vita è curiosa e simpatica ma ogni tanto se si mette di impegno rompe proprio i coglioni. Ed io che pensavo che queste distribuzioni esistessero solo nei libri di testo.
"[...]arrivando infine ad un'analisi dettagliata di quest'anno in totale.": fatto.
Di dettagliato c'è stato poco, lo so, ma onestamente arrivato alla fine avevo davvero poca voglia di raccontarvi il perché all'inizio dell'anno ero così contento ed alla fine in realtà non lo sono così tanto.

Ecco. Adesso sono a casa. 

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Etichette: pensieri, vita

venerdì 9 dicembre 2011

La vera ricchezza è avere tempo.

O meglio il tempo per grattarsi il culo. Si proprio così: per grattarsi il culo.
Proprio l'altra sera, era circa mezzanotte e stavo facendomi una doccia, è l'unico orario a cui trovo il tempo libero per farne una, pensavo che il momento più bello della giornata è proprio quello, gli unici 5/10 minuti liberi della mia giornata dove non studio, studio, studio, mangio, gioco al pc, dormo. Che tra l'altro anche dormire è quasi diventato una fatica, più per l'alzarsi che per l'addormentarsi. 
Ho poco tempo, sì, è vero. E che cavolo farai di così faticoso alla tua giovane età? Beh, nulla, studio.
Ne parlavo oggi con mia sorella che ho chiamato solo alle sei del pomeriggio per farle gli auguri per il suo compleanno. Le ho detto che non avevo neanche il tempo per grattarmi il culo ma d'altronde chi mi può credere/capire? Forse una persona c'è. Dall'altra parte dell'oceano ma c'è. L'altro giorno discutevamo di quanto è bello il tempo la mattina in Canada, che il cielo si fa rosso rosso, rosso inquietudine, rosso da far paura. Ne parlavamo sempre l'altro giorno mentre si cercava di capire se conviene tornarsene in Italia a prendersi una specialistica al Politecnico piuttosto che starsene a lavorare lì dove sembra che i sogni abbiano una maggiore probabilità di essere realizzati. Gli ho detto: "Statti in Canada. Non ci tornare qua. Fidati di me.". Gli avrò messo paura forse ma magari aiutato nella sua, difficile, scelta.
Non so se lo ricordate, ne parlavo tempo fa nella mia voglia di andare via da questo paese. In tempi non sospetti dove non facevo altro che parlarne. Una fissazione. Ma è chiaro che non parlare di una cosa non vuol dire dimenticarsene. Ci sono delle ultime evoluzioni a riguardo che solo in pochi sanno e va bene così.
Non per allontanarmi dal tema del tempo perché per andare dall'altra parte del mondo di tempo ce ne vuole eccome. Gioele dice che dall'altra parte del mondo è tutto più bello e si chiede come mai in Italia ancora non facciamo cose che li fanno da tempo come se fossero la normalità. A volte mi commuovo a leggere le parole di chi per tre anni come me era, proprio di fianco, a buttare sangue su dei libri scritti da persone autorevoli con l'unico scopo di diventarci un giorno anche noi persone dello stesso calibro. Anche se io libri sul quale la gente ci deve studiare non ne voglio scrivere. Mi emoziono più che commuovo tant'è che mi verrebbe voglia di prendere quelle poche persone che fanno parte della mia vita e andare via dall'altra parte del mondo. Non avete idea di quanto sia facile cambiare vita quando si è in pochi. Poche persone da avvertire per il vostro cambio di numero di telefono e dell'indirizzo di casa vostra intendo.
Questo è un post che alla fin fine parla di tempo e proprio a questo punto sto avendo l'impressione di avere perso il filo del discorso ma c'ho avuto il blocco dello scrittore anche a causa del tempo e non ho intenzione di fermarmi adesso. L'unica cosa che mi spinge avanti per adesso è una canzone che ho ascoltato circa 30 volte tra ieri ed oggi (ho la cattiva abitudine di farmi stancare una canzone subito subito non appena mi piace). Ha un testo fantastico secondo il mio modo di vedere una storia d'amore.

"It´s gonna take a lot to drag me away from you
I´ll fight for you
There´s nothing that 100 men ore more could ever do"

Avrei potuto fare altre 500 cose migliori di questa (scrivere) nel frattempo come ad esempio sistemare piccoli bug all'interno del videogame che dobbiamo consegnare Lunedì 12 per il corso di Videogame design and programming, oppure avrei potuto informarmi su come funzionano le JSP e le Servlet per il progetto di Ingegneria del Software 2 o ancora cercare di capire il senso di una materia come Linguaggi Formali e Compilatori per uno che compilatori nella sua vita possibilmente vorrebbe non vederli. Un mio nuovo collega a riguardo però ha detto una cosa saggia: "sarà proprio per questo che un futuro sul posto di lavoro ti daranno più soldi di un semplice impiegato". Si spera.
Sta di fatto che nessuna di queste cose mi ha attirato abbastanza anche perché sono troppo curioso di rivedere la mia faccia tra un paio di anni quando rileggerò nuovamente queste righe. Pollo.
Probabilmente solo allora qualcosa avrà più senso di quanto in realtà ne ha adesso.
Proprio qui davanti ho un pezzettino di giornale che circa 2 anni fa avevo strappato con su scritto:
"You must be able to identify something potentially new in what we have already. Have a vision."
Come se potessi starmene qui, anzi a casa mia, a non fare una mazza per poi una mattina mentre mi gratto il culo, poiché in quel caso avrei tempo, avere una visione, un intuizione e pam, fare il botto.
Fosse facile.

E' brutto dirlo ma quest'anno sta volgendo al termine e a tal proposito, anche se di solito lo faccio con le foto evidenziando quelle che secondo me sono le migliori del mio anno per singolo mese, consiglio da rileggere quelli che sono i post più belli o meglio più significativi a mio parere. Alcuni aprono storie, altri se non sembrano ne chiudono, altri sono fotografia, ricordi impressi in righe e righe, altri ancora sono commemorazioni. Fate un po' voi. Fossi in voi li rileggerei tutti ma, se vi trovate a corto di tempo proprio come me, Gennaio, Giugno e Novembre, almeno questi, li (ri)leggerei.
Gennaio - Il paradiso all'improvviso
Febbraio - Il giorno prima di un esame. O meglio i giorni...
Marzo - Post epico-commemoratico?!
Aprile - Firenze
Maggio - Tutti vogliono viaggiare in prima.
Giugno - Sarebbe bello!
Luglio - Bash scripting: prega per noi. Take a ticket: prega per noi.
Agosto - And here we go.
Settembre - Ad maiora semper
Ottobre - Sono un dinosauro biologico che mangia lombrichi.
Novembre - Scrivere di nulla.

Ti prendo e ti porto via.
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domenica 27 novembre 2011

Scrivere di nulla.

E' una sensazione strana quando ti capita, quando cerchi un modo di esprimere ma non trovi il modo. Pensieri che si aggrovigliano e si arrampicano dietro il cervello, alle spalle, all'oscuro di tutto.
Quella voglia matta di scrivere tutto, qualsiasi cosa che ti scorre davanti.
Questo. Anzi no. Questo.
Pensieri che s'inanellano senza un perché di cui non posso essere nient'altro che un mero spettatore. Cosa sono, poi, i pensieri, se non una trasposizione di ciò che vorremmo accadesse, di ciò che vorremmo non accadesse.
Mi capita spesso a ritrovarmi a scrivere di nulla  e questo, anche se può sembrare strano mi piace, mi stimola.
Il nulla sono i pensieri, proiezione del nostro io su un piano diverso rispetto a quello dell'esistenza, su quel piano fantastico che tiene traccia di tutti quelli che nel corso della vita sono i nostri se ed i nostri ma, disegnando figure e percorsi in una tale contrapposizione con quello che c'è sul piano della vita che c'è da rimanerne allibiti.
La ragione, tra l'altro, è dei fessi. O perlomeno questo è quello che ci piace pensare quando non abbiamo ragione, quando la volpe non arriva a l'uva e dice che è acerba.
Una proiezione dicevo, nulla di totalmente fantastico. Deriva da un qualcosa di prettamente esistente, qualcosa da cui trae origine e come tale ad esso legato in modo indissolubile.
Come può un qualcosa di legato in modo talmente indissolubile con la sua sorgente, chiamiamola così: sorgente, crescere in modo così articolato e differente? Come può se la mela, sappiamo, che non cade mai lontano dall'albero?
Come abili maestri cinesi che davanti ad una lampada si dilettano da incastonare parti di mano per tirarne fuori un qualcosa appartenente al piano dell'immaginazione, come abili osservatori di una foto con ritratte delle nuvole, ci ritroviamo ad interpretare, a guardare qualcosa di già fatto da noi o da qualcun altro, dipende, con l'unica opzione di giudicare in maniera del tutto soggettiva, senza diritto, senza nessuna prepotenza sull'aver ragione perché la ragione s'è fermata, bloccata, tempo prima, in sosta, davanti al vuoto che dal lato dell'esistenza tramite un filo sottile porta sul lato dell'immaginazione che solo abili funamboli armati di una profonda conoscenza di loro stessi o del mondo riescono ad attraversare in punta di piedi, senza perdersi.
E' più facile perdersi che ritrovarsi nella vita. Basta niente. Un passo falso e sei nel vuoto, senza appiglio, senza speranza. Nella continua speranza di ritrovarsi ci si perde. Persone che si smarriscono a vista cercandosi l'una con l'altra per poi giungere a destinazioni opposto con addosso l'amaro dubbio delle loro peregrinazioni.

-

"Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto."
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Etichette: pensieri, vita

mercoledì 9 novembre 2011

Spazio Clickblog - Sergio Andaloro


Un altro spazio dedicato alle mie fotografie!

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Etichette: intervista

lunedì 7 novembre 2011

I fichi d'india e la Domenica.

Vivere in un paese con 40 volte abitanti in meno rispetto a Milano, 40.92 per essere precisi, è un qualcosa di non indifferente e che non passa inosservato agli occhi di chi dal grande sud sale verso il Nord alla disperata ricerca di qualcosa di migliore (si parla pur sempre di istruzione o lavoro).
Oggi è l'ennesimo mio ultimo giorno a casa prima di poterne passare un altro, un altro ed un altro ancora.
Ed un altro ancora.
Solitamente le feste sul calendario sono sempre le stesse, per tutti, in ogni regione d'Italia eppure basta attraversare lo stretto (a nuoto col traghetto od in futuro forse con la macchina) per rendersi conto che la Domenica è una festa regionale. Qui con la domenica non si scherza. La Domenica è un giorno sacro, non solo perché si va in chiesa vestiti in uno dei modi più eleganti possibili come se tutti fossero invitati ad un eventuale battesimo ma anche perché per molti, moltissimi, è l'unico giorno libero della settimana, giorno libero dal lavoro, giorno in cui prendi la famiglia e vai in giro per il paese, nel corso principale della città, a prenderti un gelato oppure un rustico. E allora li puoi vedere lì, tranquillamente, nel corso di cui sopra, stazionari in gruppi dalle cinque alle dieci persone che discutono del più e del meno, di cose futili a volte, di cose serie altre volte ancora, li vedi che fanno solo circa dieci metri e incontrano altri conoscenti ed ecco un altro gruppo per un altra mezz'oretta e così via. 
Puoi vederci anche il sindaco, il capo dei carabinieri, i consiglieri comunali. Tutti lì in fila con le loro belle vite cucite addosso.
 I soliti dieci metri a piedi prima di incontrare, di sicuro, qualcuno che conosci, che devi salutare, con il quale fermarti a scambiare quattro chiacchiere, che ti chiede come va la vita lì al nord, come va lo studio e come mai sei anche tu lì in mezzo a tutta l'altra gente, come se anche tu non fossi nato laggiù e da "giovane" non avessi passato la tua vita a fare avanti e indietro come adesso quelle famiglie, stancamente, fanno.
Qui, la Domenica, solitamente, il capofamiglia, il padre, porta i pasticcini a pranzo, quasi ogni Domenica per un anno. Perché la Domenica è un giorno speciale e si ha del tempo libero ed allora si festeggia perché si sa che, al giorno d'oggi, la vera ricchezza è avere tempo.
Puzzo di fichi d'india. Ma non perché ho comprato uno sgradevole nuovo profumo ma piuttosto perché, come ho già detto, la Domenica si ha del tempo libero e dunque, meteo permettendo (e qui c'è da dire che il tempo lo permette spesso), oltre ad andare nel corso principale ad incontrare gente puoi anche andartene nella tua campagna, se ne hai una, a sistemare un po' il terreno, gli alberi, i ficarazzi. Oppure per ricogghiri i belli alivi.
Non so dalle altre parti d'Italia ma qui già, in giro per le strade, si respira aria di Natale. Si possono vedere lampioni adorni di varie luci psichedeliche che non possono non attirare la tua attenzione, di alberi di natale luminosi posti ad alcuni angoli delle strade.
La più grande aspirazione che puoi avere la Domenica a Milano è quella di farti un giro in Duomo dove di gente ce n'è, probabilmente più di quanto ce n'è in tutta la mia città, ma scordati di incontrare gente che conosci a meno che non vi siate dati appuntamento, scordati di incontrare sindaco, capo dei carabinieri e così via. Scordati di fare dieci metri a piedi per poi fermarti, a meno che non hai preso una cacca.

E per questo vengo sempre comunque assalito da pensieri e domande che mi spingono forzatamente ad una riflessione. Ho anche delle simpatiche sgaggie nelle braccia. Per quanti guanti da lavoro tu possa indossare una fottuta spina di pala di fico d'india o di qualche rovo troverà sempre la sua strada (che tra l'altro sembra anche una legge di Murphy).
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Etichette: casa, pensieri, vita

sabato 5 novembre 2011

Le ultime parole famose.

(immagine: http://film-cinema.com/)
Questo qua sarà fondamentalmente, credo, un post triste quindi se avete qualcosa di meglio da fare, non so, stirare, lavare i piatti, pulire i vetri, uscire con la macchina, studiare, contare i peli del vostro orsacchiotto o lavare le orecchie ad un macaco, beh, fareste meglio a chiudere questa finestra, si, proprio con quella X in alto a destra o sinistra e stop. Come se nulla fosse successo.
Mentre scrivo mi trovo a casa, la casa quella vera diciamo, dove vera è dato principalmente dalla prossimità  che questa casa ha con chi mi ha messo al mondo e dal numero di ore che le mura hanno dovuto sopportare la mia vista. Beh credo ancora per molto che questa potrà definirsi la Mia Casa prima di diventare la casa dei miei. L'ultima volta che ero qui, dove mi trovo adesso con le mani su questo computerino che scompare sotto la mia sola ombra, era il 25 Settembre, sarei partito il pomeriggio. Non per qualcosa ma il 27 avrei dovuto laurearmi. E così la mattina presto, si fa per dire, erano circa le 8 quando uscii di casa, presi quello che era il mio nuovo regalo di laurea, la mia nuova reflex, ed andai in giro per la spiaggia, da solo, sentendomi per certi aspetti il signor Bartleboom. Cuffie nelle orecchie, una macchina fotografica in mano, la musica giusta. Potrei stare in giro per ore in questa maniera senza neanche accorgermi per qualche motivo che il mondo intorno a me si stia muovendo, o perlomeno spostando nel verso positivo sull'asse delle ascisse, l'asse del tempo. 
Con quello che avrei voluto scrivere all'inizio questo post non c'entra un granché quindi se non mi avete ascoltato all'inizio potete ancora chiudere questa pagina ed andare a far sposare Barbie e Ken (lo sanno tutti che recentemente sono tornati insieme).
Questo post forse in un modo velato ed anche in chiave ironica parla di morte. E mentre scrivo ridacchio un po' perché Michi starà storcendo il naso dicendo "Uff... Mi sto seccando! Non si parla di queste cose...". Buh io non ci trovo niente di male, anzi mi diverto pure.
Stamattina dopo avere puntato le mie dieci sveglie alle 6 onde evitare di perdere l'aereo ripensavo ad una puntata di How I met your mother (Alla fine arriva mamma per chi lo stesse seguendo in italiano). In questa puntata (non chiedetemi quale stagione o quale puntata) muore il padre di uno dei protagonisti, Marshall. Da qui nasce una serie di digressioni su quale fossero state le ultime parole prima della morte del padre, o meglio, quale avrebbe voluto che fossero le ultime parole che il padre avesse detto a lui. Una  cosa davvero strana se ci pensate. Se in questo momento voi non doveste più esistere quale sarebbero le ultime parole che avete detto alle persone per voi più care? "Compra il pane prima di tornare a casa" oppure "Ok, ci vediamo tra 5 minuti, il tempo che mi vesto" oppure boh qualsiasi altra cosa. E' un qualcosa a cui stare attenti perché rischi di non dormirci su. Un po' come la storia dei quadri di Baricco. Ora, non è che ogni volta che diciamo qualcosa dobbiamo dirla come se fosse l'ultima cosa che diciamo sulla faccia di questa terra, però la questione stamattina mi ha fatto riflettere mentre prendevo l'aereo, mentre ero seduto al posto 14A lato finestrino sul volo che mi avrebbe portato a casa mentre un ragazza teneva in mano il sacchetto per vomitare come se fosse l'unica via d'uscita per l'ansia che le attanagliava le viscere. Perché quando prendi un aereo un ingegnere sa benissimo che una probabilità su un milione di cadere c'è sempre. "E perché devo essere proprio io" direbbe qualcuno. Non sono un fan delle leggi di Murphy ma una mi piace in particolare ed è il motore pessimistico che permette il movimento a molte delle mie scelte: Se qualcosa può andar male, lo farà.
I vestiti su quell'asse da stiro sono ancora li. Puoi anche non rimandare e farli adesso.
Ed oggi diciamo, mentre ero seduto lì che stringevo il (ex) nuovo libro di Baricco tra le mani, pensavo tutto questo. Quali sono le ultime parole che ho detto, che avrei dovuto dire, che dovrei dire, se la legge di Murphy sopra fosse rispettata? E la cosa poi risulta interessante perché è come se tutto si trasformasse in una sorta di Final Destination.
Poi mi sono ricordato che anche se da poco sono un Dottore in Ingegneria e le superstizioni non mi piacciono, mi sono ricordato che ho studiato Fondamenti di Automatica e che i controllori per aerei sono testati in maniera rigorosissima, poi ho ricordato le lezioni di pochi mesi fa di Ingegneria del software dove, nonostante il disastro dell'Ariane 5, si lasciava trasparire che anche i sistemi software per aerei sono sicurissimi. Poi mi sono ricordato che ero sveglio dalle 6 e che forse un po' di sonno lo avevo e quindi ho chiuso gli occhi tra il rumore del sacchetto della mia vicina e il rombo dei motori dell'aereo mentre qualche goccia pioggia, di tanto in tanto, veniva a trovarmi sul finestrino.

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